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Si tratta ormai di qualche settimana e finalmente anche in Italia vedremo i
nostri AP dotati del tanto atteso WPA (Wireless Protected Access), di cui tanto
si parla da almeno un anno. Ma cos'ha veramente in più il WPA rispetto al suo
predecessore WEP?
Possiamo rispondere a questa domanda trattando i processi di autenticazione ed
encryption relativi a WPA confrontandoli con quelli del WEP. Innanzitutto va
precisato che il WEP non prevede alcuna procedura di autenticazione, Access
Point e client non si conoscevano, non condividevano, cioè, un codice
identificativo; WPA invece sfruttanto la tecnologia 802.1x permette
un'autenticazione sicura degli utenti da parte dell'Access Point e viceversa.
Ogni client che desidere entrare nella WirelessLAN invia al punto d'accesso una
password privata che viene catturata dall'AP e girata ad un server
d'autenticazione (tipicamente un server RADIUS). Esiste anche una versione con
chiave pre-condivisa per l'autenticazione (WPA - PSK), che presenta una sola
password d'accesso per qualsiasi utente.

(Figura prelevata da
www.tomshardware.com)
Alcuni AP, anche non molto recenti, permettevano comunque di ovviare alle
falle di autenticazione del WEP ricorrendo a soluzioni 802.1x, che nel caso del
WPA sono invece integrate. La vera novità del WPA è invece il metodo di
criptaggio dei dati, basato sul TKIP (esistono versioni che supportano anche AES):
grazie a TKIP è stata incrementata l'ampiezza della chiave di encryption da 40 a
128 bit, inoltre è stato eliminato il sistema a chiave unica precondivisa del
WEP, che si era dimostrato molto inaffidabile. Con TKIP le chiavi vengono
generate dinamicamente dal server di autenticazione che distribuisce a client e
AP una chiave utilizzata per una determinata sessione, da questa chiave verranno
generate automaticamente altre chiavi utilizzate per il criptaggio dei pacchetti
inviati dal client, in media ogni 10.000 pacchetti la chiave di criptaggio
cambia in modo da evitare che qualche intruso possa catturare delle informazioni
riservate.
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